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BENVENUTO IN MIA CASA |
Secondo voi...
... sarei potuto essere il protagonista di questo film...


... al posto di Vincent Cassel?
SECONDO ME SI!
Due settimane (minimo) nella MIA Sardegna! Non ci vado da quattro anni...
Ci si vede al mio ritorno (SE ritorno) se non riesco a trovare un posto dal quale scrivervi, anche se non penso mancherò a qualcuno...
Auguratemi buon viaggio! Devo aggiungere altro?
DISCLAIMER: Si avvisa lo spettabile pubblico che questo racconto è il proseguio di "ossessione". Potrete trovarlo sempre su questo blog. E' vivamente consigliata una lettura di quel racconto prima di immergersi in questo. Alcuni passaggi potrebbero risultare incomprensibili.
Il momento sembra non arrivare mai, il momento nel quale finalmente sarai mia. Ti ho vista correre via spaventata, cadere, farti male per via dei tacchi alti, ma non mi sono dato per vinto. Ti ho cercata, scovata, seguita, conosciuta. Tu non mi hai riconosciuto per fortuna, altrimenti saresti scappata via di nuovo ed io ne sarei morto. Lasciare che i capelli e la barba crescessero è stata un'ottima idea.
Ho richiuso la porta, domandandomi se fosse tua quella chioma rossa, quel pallido viso dai lineamenti marcati ma gradevoli alla vista, quel corpo pefetto nelle sue piccole dimensioni. Ho richiuso la porta e sono corso in bagno, davanti allo specchio, iniziando ad insultarmi silenziosamente per la mia stupidità, per la mia pazzia non troppo latente. Mi sono immerso nella vasca dopo averla riempita di acqua calda, bollente, ed ho pensato a te. Una solenne promessa: rivederti. Anche una volta sola.
Scoprire chi fossi non è stato facile, lo ammetto. Mi è costato tutto quello che possedevo, tutti i miei progetti, il mio lavoro. La mia vita. Tutto ha perso importanza di fronte all'immagine del tuo viso spaventato dal mio corpo nudo, dal mio viso sfigurato dalla rabbia, dalla frustrazione. Tutto ha perso importanza di fronte alla tua corsa forsennata per fuggire da me, da quella immagine di me che presumibilmente ti sarà rimasta impressa. Ho cambiato me stesso, il mio aspetto, la mia vita per farti dimenticare quel terribile momento. Sembra ch'io ci sia riuscito, ma forse è meglio non dirlo a voce troppo alta: i desideri urlati se li porta il vento.
Ti ho rivista per caso qualche mese dopo il primo, nefasto incontro. Ti ho rivista al supermercato indecisa tra due completini intimi. Ho comprato poi quello che hai lasciato: era evidente il tuo dispiacere nel farlo. Da allora lo tengo nel mio letto a due piazze, sul lato che presto sarà da te occupato, sognandoti mentre lo indossi, mentre te lo tolgo. Te lo darò al nostro primo appuntamento, facendo finta di nulla, per farti credere di avere i tuoi stessi gusti. Ti porterò in un ristorante romantico, uno di quei posti con una candela profumata su ogni tavolo, dove si beve vino di qualità e si mangia pesce fresco, sul lungo mare, musica di sottofondo come le onde che si infrangono sulla riva. Al tramonto. Passeremo la notte insieme in spiaggia, faremo l'amore, prima di immergerci nell'acqua fredda, completamente nudi. All'alba.
Sono seduto in macchina. L'ennesimo casuale incontro tra di noi sta per avvenire. L'ora di chiusura del tuo negozio sta per arrivare. L'ansia sale mentre ripasso a mente ciò che dovrò dirti. Sto per chiederti un appuntamento. Abbasso il finestrino per permettere all'aria fresca della sera di congelare la tensione. Un cliente si ferma davanti alla vetrina, sembra interessato. Muove un passo verso l'ingresso. Non entrare, mi ripeto sottovoce, tentando di convincerlo. Non entrare. Lui si ferma davanti al'ingresso, si volta verso la vetrina, torna ad osservarla attentamente. Mi decido a scendere dalla macchina, è troppo indeciso: le farà perdere tempo, lo farà perdere a me. Ne ho già perso troppo.
Mi fermo davanti all'ingresso, lo guardo. Lui non parla, ma sta chiedendomi cosa voglio, con lo sguardo. Gli faccio cenno di andarsene, lui mette il broncio, bambino capriccioso. Allora si avvicina, sembra voglia farmi un dispetto entrando nel negozio. Lui è più grosso di me, ma io sono più motivato, più disperato, più cattivo. Lui tenta di spostarmi, non doveva farlo. Mi basta poco per lasciarlo a terra, sono una furia, non mi fermo, continuo a infierire sul suo corpo ormai sdraiato in terra senza sensi. La gente che passa mi guarda spaventata, attraversa la strada per non passarmi vicino. Qualcuno prende un cellulare, lo vedo ma non mi spavento: io ho ragione, lui mi ha provocato, è legittima difesa.
La porta del negozio si apre, ne esce lei, forse attirata dalle mie urla spaventose, dalle sue urla strazianti. Inizialmente le dò le spalle, finchè non la sento gemere spaventata. Mi giro verso di lei, il mio volto è ancora una volta deturpato dalla rabbia. Forse per questo ho l'impressione mi riconosca, forse perchè io rivedo e riconosco la sua espressione, quella stessa che aveva la prima volta in cui la vidi, davanti alla porta di casa mia. Quella espressione...
Qualcosa dentro di me sembra rompersi, morire.
Rimango immobile a guardarla, inebetito.
Lei richiude la porta alle sue spalle, a chiave.
Io sento le sirene avvicinarsi, ma resto immobile.
Lo sguardo fisso su quella porta chiusa.
Meriti lo stupro!
Vi prego ditemi che è uno scherzo. Ditemi che non è vero, che la stampa ha gonfiato tutto come al solito, che la pena per lo stupratore non è stata davvero ridotta per questo motivo, come se le pene per reati di questo genere non fossero già abbastanza ridicole. Ditemi che quei bigotti, bacchettoni, moralisti, perbenisti, grandissimi figli di troia di giudici non l'hanno fatto davvero.
Ditemi che la madre della ragazzina non s'è tenuta davvero in casa quella bestia del suo compagno...
Anche se non è vero ditemelo, per favore!