BENVENUTO IN MIA CASA

Entrate e lasciate un pò della felicità che recate

gennaio 31, 2006 11:09

Ci sono luoghi che paiono irraggiungibili, anche se relativamente vicini. Sarà la fretta di raggiungerli...
Servirebbe un'autostrada che attraversi mare, montagne e sentimenti contrastanti:

a chi chiedo informazioni?

L'Autostrada

La casa era giusto al confine tra il vento e la sete
un posto abitato da fate
e da poche altre forme di vita ugualmente concrete
vicino all'incrocio di un paio di strade sterrate
che senza motivo apparente si incontrano
e poi, disperate, ripartono
tristi, così come sono arrivate.
Comunque a qualcuno una volta saranno piaciute
se poi sono state abitate
qualcuno che fermo all'incrocio pensò:
"aspettiamo che arrivi l'estate"
l'estate da noi non è mica un periodo felice
che il caldo ti toglie la pace
la polvere copre ogni cosa
e ti spezza la voce, l'odore di verze marcite
la gente che passa ci guarda e prosegue veloce
ci osserva e prosegue veloce
magari saluta, ma sempre prosegue veloce
se almeno si vedesse l'autostrada
ci porterebbe senz'altro a una città
oppure proseguire ovunque vada
meglio
meglio che qua
la chiesa era uguale alle case, ma aveva una croce
e forse un po' più di vernice
ed un'unica luce fornita da fiaccole appese
imbevute di pece
fu lì che la vidi a braccetto col prete
era il 5 di aprile
e tirava una brezza che dava un colore alla quiete
e profumo di pane alle olive
lei pure mi vide
e forse sorrise
non sono sicuro, ma forse davvero sorrise
perché all'improvviso fu molto più forte l'odore del pane alle olive
la gente che passa ci guarda e prosegue veloce
ci osserva e prosegue veloce
magari sorride, ma sempre prosegue veloce
se almeno si vedesse l'autostrada
ci porterebbe senz'altro a una città
oppure proseguire ovunque vada
meglio
meglio che qua

a volte succede qualcosa di dolce e fatale
come svegliarsi e trovare la neve
o come quel giorno che lei mi sorrise
ma senza voltarsi e fuggire
vederla venirmi vicino fu quasi morire
trovare per caso il destino
e non sapere che dire
ma invece fu lei a parlare
"mi piace guardare la faccia nascosta del sole
vedere che in fondo si muove
dormire distesa su un letto di viole" mi disse
e a te cosa piace?
"mi piace sentire la forza di un'ala che si apre
volare lontano
sentirmi rapace, capace di dirti ti amo
aspettiamola insieme l'estate"
e intanto volevo sparire
pensando alle cose che avevo da offrire
l'incrocio
la casa
la chiesa
la croce
l'incrocio-la casa-la chiesa-la croce
ed in più lo spettacolo atroce di tutta...
la gente che passa ci guarda e prosegue veloce
ci osserva e prosegue veloce
magari sorride, ma sempre prosegue veloce
la gente che passa ci guarda e prosegue veloce
ci osserva e prosegue veloce
magari saluta, ma sempre prosegue veloce
la gente
che passa
ci guarda
ci osserva
e prosegue veloce

(Daniele Silvestri)

Autore: Yuzak
Categoria: canzoni
gennaio 31, 2006 01:56

Mi capita alle volte di sentire la mancanza di qualcosa che, seppur sentendola mia, mai ho avuto.
Sensazione di appartenenza immotivata, quasi di possessione.
Cosa mi dà questa presunzione?
Forse ho un ego talmente invasivo da indurmi in errore...

Però mi manca tanto quella sensazione d'intimità viscerale.
Fregandosene delle conseguenze.
Persino sul proprio stesso fisico.
Provato dalla stanchezza.

Ne sento la mancanza.

Autore: Yuzak
Categoria: pensieri
gennaio 26, 2006 14:35

Questa mattinata in università mi ha distrutto, non vedo l'ora di tornare a casa, anche se non riuscirò mai a considerarla mia: vivo a Milano da un anno, mi ci son trasferito dalla provincia di Campobasso (lì non c'era la facoltà che desideravo frequentare). Sono alloggiato in uno di quei appartamenti per studenti, lo condivido con altri due ragazzi: uno è  pugliese, incontenibile e divertente, l'altro romano. Mi domando ancora cosa ci faccia qui, se fossi un abitante della città eterna non riuscirei ad allontanarmici per nulla al mondo. Soprattutto per poi venire nella grigia Milano...
Sicuramente non li troverò in casa, saranno fuori come al solito, hanno una vita sociale loro, hanno già conosciuto molte persone, pur essendo qui da meno tempo di me.

Io sono una di quelle persone che non ispira simpatia al primo contatto, a dire il vero neanche al secondo, o al terzo. Io sono una di quelle persone che, seppur cercandole, non riesce a trovare personalità affini. Io sono una di quelle persone che, nel tentativo di scherzare, rischia ogni volta di offendere il prossimo. Io sono una di quelle persone che, per paura di offendere il prossimo, preferisce restarsene in disparte, silenzioso, serio.
Posso forse apparire altezzoso, come dicono qui "sborone", ma vi assicuro che la mia è solo timidezza: non riesco a guardare una persona in viso e parlaci, di solito una cosa esclude l'altra.

Per quasi un anno ho lavorato in un Call Center, davo informazioni ai clienti di una compagnia telefonica, ho iniziato appena arrivato qui, ho finito settimana scorsa, dopo l'ennesimo litigio con un colega. Questa volta ho esagerto.
Mi piaceva, mancando il contatto visivo riuscivo a vincere la mia pusillanimità, potevo parlare tranquillamente, non aveo bisogno di guardare in basso per rivolgere la parola a qualcuno (cosa che tra l'altro mi aveva fatto guadagnare il titolo di invasato sessuale, visto che le donne pensavano guardassi loro il seno). Riuscivo ad essere me stesso, aiutando persone in difficoltà, seppur per questioni poco importanti. Ma in fondo si sà: ogni problema è grave, quando lo si ha. Mi manca molto quel contatto ottenuto tramite il telefono, mi manca molto l'onorevole sensazione di essere utile, mi manca molto l'incoraggiante sensazione di sentirsi per una volta "normale".

Finalmente sono arrivato a casa. Tra mezzi pubblici, traffico, lunghi tratti a piedi, il viaggio dall'università sembra sempre più lungo del soggiorno stesso. Come immaginavo i miei coinquilini non ci sono, staranno in quache locale per un "Happy-Hour", chissà perchè cercano in questo modo un'ora felice. A me basterebbe un'ora d'amore.
Forse quella che sento è nostalgia, nel momento in cui alzo la cornetta del telefono, nel momento in cui compongo il numero verde al quale fino ad una settimana fà avrei potuto rispondere anch'io. L'attesa è lunga prima di poter parlare con un operatore (allora erano fondate le lamentele, le sfuriate che ho dovuto subire da parte dei clienti). Mentre aspetto che un operatore risponda, canticchio, lo stereo è acceso, nel lettore musica italiana anni sessanta.

Insieme a te non ci sto più, guardo le nuvole lassù. Questo è quello che sente la persona dall'altro capo del cavo telefonico, io mi acorgo troppo tardi della sua risposta.
Un infinito attimo d'imbarazzo.
Finchè non lo sento sorridere, non emette nessun suono, ma io lo sento sorridere.
Mi chiede di alzare un pò la voce, e di cantare una canzone più allegra, che è già abbastanza triste ascoltare le rimostranze degli assistiti.
Gli chiedo cosa è di suo gradimento, lui mi risponde. La conosco. Gliela canto.

Lui ride, canta con me.

Questo racconto me l'ha ispirato una "storia vera". Lavoro in un Call Center, ogni giorno chiama questo tizio, canta, tutti ormai lo conosciamo ed attendiamo una sua telefonata. La maggior parte, quasi tutti in realtà, i miei colleghi, pensano che sia uno sfigato, una persona senza palle. Io ho preferito immaginarlo così.

Autore: Yuzak
Categoria: racconti
gennaio 26, 2006 14:17

Ci sono alcune persone che incutono rispetto a prima vista, alle volte persino timore. Per il loro aspetto fisico, per la loro tempra caratteriale.
Una persona scorbutica, un uomo d'altri tempi, vissuto per quasi ottant'anni tra cantieri edili e campi agricoli, all'aria aperta. Il fisico temprato dal lavoro, il carattere dalle difficoltà.

Oggi questa persona l'ho veduta per la prima volta fragile, debole, spaventata. Per la prima volta in quasi trent'anni l'ho vista chiedere aiuto, non udita, troppo fiera per esprimere questo sentimento a voce, troppo orgogliosa.
Una scena che mai avrei voluto vedere, un'immagine indelebile che mai si cancellerà dalla mia memoria.

Stammi bene...

Autore: Yuzak
Categoria: vita
gennaio 24, 2006 18:29

Non capisco ciò che voglio, mi sento solo tanto stanco. E' un impegno stare dietro ad ogni cosa, ad ogni persona, anche se qualcuno riesce a rendere questo impegno piacevole e divertente.
Gli stimoli! Ecco cosa viene a mancare, a lungo andare. Bisogna trovare in fretta una soluzione, o si rischia di lasciarsi andare, di perdere occasioni. Ma soprattutto persone...

Alle volte penso che sarei un eremita perfetto, in fondo il passo dall'orso all'eremita è breve no?

Autore: Yuzak
Categoria: pensieri
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Utente: Yuzak
Nome: Marco
Chi sono: Colui il quale ha deciso di aprire questo Blog, chi altri?
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