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BENVENUTO IN MIA CASA |
Sono troppo bravo.
Oggi: primo giorno di lavoro in un call center. Mattinata: in affiancamento (ascoltare soltanto le telefonate di una "esperta"). Pomeriggio: in affiancamento (con "l'esperta" che ascoltava le mie telefonate)
Domani: secndo giorno di lavoro in un call center. Già da solo!
Ho paura!
Cammino tranquillo. Il marciapiede sgombro, i miei passi lo solcano lenti. Lo sguardo rivolto verso il basso, come se i mocassini neri in pelle, regalo di mia mamma per il mio compleanno ormai da quindici anni, fossero l'oggetto più interessante mai visto. Le mani guantate sprofondate nelle tasche dell'elegante e parecchio costoso cappotto, per il quale ho dovuto sborsare di tasca mia. Potrei anche apparire pensieroso, se qualcuno avesse l'intenzione di osservarmi, cosa che accade di rado, ma in realtà sono soltanto profondamente annoiato. Sto andando in ufficio, mi aspettano una riunione ed una video-conferenza. Non ne ho assolutamente voglia, ma non posso tornare indietro: si rischia di perdere tutto.
Ho raggiunto in ritardo il grattacielo che ospita gli uffici della società per la quale lavoro, un'altra giornata inutile mi attende. Per quattro soldi in più in busta paga, ho venduto il mio sogno e i miei amici, abbandonandoli. Ed ora me ne pento. Ma è troppo tardi no? Non si torna indietro: si rischia di perdere tutto.
Tutti mi salutano, educati. Leccaculo. Dicono che come me ce ne sono pochi in giro, sarà vero? Per ora mi accontento di guadagnare quanto basta per mantenermi i vizi. Le mie capacità, se mai ne ho avute, non mi interessano, se non portano nelle mie mani nulla di tangibile. Ma sono sempre stato così? Inizio a credere di no. Me ne vergogno, ma ormai non posso tornare indietro: si rischia di perdere tutto.
Ad attendermi in ufficio trovo il mio capo, o sarebbe forse giusto dire ex-capo, visto che ormai è quasi mia moglie. Mi chiede preoccupata se mi sento bene, mi vede diverso dal solito. Ma come sono di solito? Comunque il suo interesse per me svanisce ben presto, una frazione di secondo dopo averle risposto, senza cambiare minimamente espressione, di essere in gran forma. Inizia ad elencarmi numeri, entusiasta. Io penso a quando con l'altra si elencavano momenti, emozioni, passioni, desideri. Mi manca, davvero tanto. Ma ormai è andata così, non posso tornare indietro: si rischia di perdere tutto.
La riunione inizia: ossequiosi commensali son seduti alla mia tavola, per mangiare. In realtà li odio, davvero, ma sorrido rispondendo ai loro sorrisi e li saluto rispondendo ai loro saluti. Mi dicono che gli impiegati licenziati il mese scorso, ai quali avevo promesso di trovare occupazione, iniziano a trovarsi in gravi difficoltà. Alzo le spalle, poco preoccupato, che si arrangino, penso. Ma subito la coscienza bussa violentemente alla mia porta. Ormai è fatta, non posso tornare indietro: si rischia di perdere tutto.
E' quasi la fine della giornata di lavoro, gli impegni sono finiti, ed io mi annoio. Leggo la mail, ascolto musica, pasticcio con la penna su di un foglio. E il cervello si mette in moto, da solo. Mi avvicino alla finestra, aperta. Guardo l'asfalto lontano venticinque piani, e penso a tutto ciò che avevo e che ho perso. Guardo l'asfalto avvicinarsi ad una velocità che non avrei mai pensato di raggiungere e, poco prima di arivarci a contatto, poche parole escono dalle mie labbra finora serrate:
"Ho già perso tutto..."
Questa mattina ascoltavo la canzone postata poco più sotto e, probabilmente mosso anche dal suo titolo, i brividi mi scuotevano. Perchè? Non lo so, ma credo basti leggerne il testo per capirlo.
"E' un mondo difficile" diceva Tonino Carotone ed è vero, anche se potrebbe sembrare banale. Le canzoni spesso mi fanno riflettere, è per quello che la musica spensierata è tra "le cose che odio", perchè è vuota, sterile. "La vita è che ci fai" recita il titolo di un'altra canzone degli Otto Ohm, e io tento di renderla come più piace a me. Tento, sottolineo.
Tento di restare ai margini della società, sfruttandola per ciò che mi serve e provando a non farmi sfruttare. Ma più passa il tempo e più mi sento stanco, e mi viene da pensare a mio padre: arrivato nel '66 a Milano dalla Sardegna, trovatosi in una realtà completamente diversa da quella vissuta fino a quel momento. Attivista politico, ha vissuto il periodo di maggior cambiamento italiano.
Ed io? Noi? che stiamo facendo?
Ci scambiamo mail recanti barzellette sul "Nano Malefico" che, nonostante i brividi d'ilarità che mi provocano, non servono a nulla, non risolvono la situazione. Ho sempre pensato che migliorando me stesso avrei migliorato una piccola parte di mondo, i miei amici, i miei parenti, i miei figli, quando verranno. Ma basta?
E qui si ritorna alla canzone dalla quale è partito il delirio:
La mia generazione ha perso l'alibi
e adesso non sa più a chi dar la colpa
e quello che ha trovato mai gli basterà
viziata come una figlia unica.
Brividi
La mia generazione conta gli attimi
non è che io la voglia rappresentare
e non ne avrei neanche comunque il tempo
perchè mi serve tutto per contare
La mia generazione aspetta secoli
ma poi non farà niente per cambiare
e brucia i privilegi della gioventù nei vicoli sperando di poter cambiar canale
Se togli la speranza che rimane
soltanto l'ironia
per vincere le ore
ridere di quelle cose che fanno morire
nella monotonia
del susseguirsi delle cose
Brividi
quando ti accorgi che non hai più nulla
Brividi
che fanno festa sul tuo collo
Lasciati
cullare dalla dimensione senza
Limiti
dimentica che siamo cinici
Lividi
che ci lasciamo addosso in questi tempi
Ciclici
e non ce ne rendiamo conto
Legati
a quelle cose che ritieni giuste e
Lanciati
ora sei pronto per il mondo!
La mia generazione apprezza gli aridi
che hanno perso presto quegli scrupoli
comandano le pecore con un bastone
e comprano la dignità delle persone
La mia generazione ha perso l'alibi
e adesso non sa più a chi dar la colpa
e quello che ha trovato mai gli basterà
viziata come una figlia unica
Se togli la speranza che rimane
soltanto le barriere per poterci separare
soltanto occhi che ormai non sanno più guardare
e noi
se ci sentiamo uguali
ci ritroviamo soli
(Otto Ohm)
Un buongiorno a tutti voi! E buon Natale! Vedo la gioia sprizzare da tutti i pori, quando cammino nei centri commerciali, sui volti della gente. E sono felice anch'io.
Sono felice quando sento: "Mamma, mi compri il cellulare nuovo per Natale?"
Sono felice quando sento: "Mamma, mi compri la Playstation per Natale?"
Ma che bello!
Auguri!